
“Esistono due forme del pensare: il pensare indirizzato, e il sognare o fantasticare. Il primo, operando con gli elementi del linguaggio, serve a comunicare ed è faticoso e sfibrante.
Il secondo opera spontaneamente, con contenuti già belli e guidato da motivi inconsci. Il primo crea acquisizioni nuove, adattamenti, imita la realtà e cerca di influire su di essa. Il secondo invece volge le spalle alla realtà, mette in libertà le tendenze e le inclinazioni soggettive”.
Jung Carl Gustav, Simboli della trasformazione (1912), Opere, vol. V, Bollati Boringhieri, Torino 2015.
L’immaginare rientra nella seconda forma del pensare, che diventa un pensare per immagini. Significa abbandonare il buon governo, abbandonare ciò che conviene, l’abitudine, il consentito. Siamo molto abili a sottovalutare ciò che non si sottomette al principio della logica, della razionalità, della linearità, dell’ordine dato. Inclini a non considerare ciò che non può essere spiegato con le parole o descritto, ma chiede di essere vissuto, attraversato nella sua evanescenza, nella sua inafferrabilità.
La ricerca di un’immagine dentro e fuori di sé è come la ricerca di una visione lontana che ci richiama con il suo potere d’attrazione. Andare incontro a quell’immagine, entrarvi dentro, richiede coraggio e la concessione di una piccola dose di libertà.
Farsi trasportare, lasciar fluire, farsi sorprendere. Questo è il viaggio nelle immagini. Questo è scoprire la bellezza che ognuno porta dentro di sé, la stessa che possiamo scorgere nel mondo intorno a noi.


