Senza chiedere il permesso

Ciò che Anima brama, desidera, sente di voler raggiungere fa semplicemente irruzione. S’impone. Sbeffeggia la presunta saggezza, il conosciuto, il giusto e persino il bene.

Ciò che Anima anela non cerca approvazione. Diventa corpo, materia, mentre siamo distratti dal ronzio della mente, mentre guardiamo da un’altra parte.

Anima chiede spazio, cerca una forma per esprimersi e diventare visibile.

Anima è colei che ci fa seguire il sentiero costeggiato di spighe che porta al fiume, i sassolini che giungono al lago di ninfee, le genziane viola verso il monte e oltre le alture, senza sapere il perchè. Qualunque sia la nostra via, è proprio lì che veniamo chiamati.

Di foglia in foglia

Tutto ciò che possiamo conoscere di noi stessi è scritto nei disegni della foglia, del petalo, del ramo, nella natura tutta. Non c’è condizione ch’ella non abbia già sperimentato e che non sperimenterà.

Come Jung e poi Hillman ci hanno a più riprese suggerito, la psiche non è dentro di noi, siamo noi dentro la psiche. Il giardino è la psiche. Il corpo passeggia in quel giardino, che è l’anima.

Rami in apparenza privi di linfa legati insieme a rami verdi brillanti

colori diversi da una stessa matrice

fluttuare nell’aria e stare appesi all’invisibile

portare su di sé innumerevoli spine

crescere e prosperare in luoghi

improbabili e angusti

diventare la casa di qualcuno

avere poco spazio per mettere radici, elevarsi in altezza, spingersi oltre, dimenticarsi del vaso e far tesoro del mondo per come è, coltivando sogni di terre libere. Quel vaso può essere la nostra terra libera.

L’estate continua a prendere forma. Con i suoi lunghi raggi, asciuga i fluidi che hanno fatto il loro corso, invita a percorre nuove strade assolate, a lasciarsi indietro tutto ciò che è in più.

Buon viaggio sia, verso qualunque meta o direzione. Buon viaggio sia, anche nel restare.

In evidenza

Chiusure e aperture

Grazie ad ogni granello del nostro principio individuativo che, giorno dopo giorno, granello dopo granello, si deposita sul nostro fondale e ci fa essere tutto ciò che siamo, ora, in questo istante.

Come la stella che un giorno ci scelse e ci chiamò, come quel fuoco che arde nel nostro esistere e oggi, quando ci prepariamo ad attraversare una soglia, così un ciclo si chiude perché se ne apra un altro, nella fitta trama dei destini e incroci che si compie e si realizza.

‘La rete di Indra è fatta di maglie e in ogni nodo c’è una perla scintillante e ogni perla si riflette nell’altra. Non c’è destino che non sia relazione’ Claudio Widmann, sul Destino

‘Il fato guida chi lo segue, trascina chi gli si oppone’ Seneca

Che sia un anno di importanti attivazioni e significative connessioni!

In evidenza

Ode all’approssimazione

Il tempo di fermarsi è sopraggiunto. Ovunque vi troviate, ora, decidiate di so-stare, di so-spendervi nel luogo esatto in cui siete capitati, o nel quale siete chiamati a restare. Null’altro deve più avere importanza, se non la vostra capacità di stare.

E allora, lì, in questo spazio tempo, immergetevi nell’approssimazione, dove le coordinate non sono precise, ma la vostra percezione è amplificata e saprete dove siete, lo saprete grazie ad altre vie, ad altre scie. State nell’approssimarsi di qualcosa: un vento da est, un’onda all’orizzonte, l’increspatura dell’acqua sulla pietra su cui poggiate, il sole che cala, il cielo si sfuma, il fruscio dei rami da una pineta, un profumo di alberi di eucalipto, canne lunghe danzano nell’aria, una finestra si apre all’improvviso, un temporale a rinfrescare, il silenzio quieto di una città svuotata e rallentata, una foglia nuova spunta dalla pianta dimenticata.

Tutto è prossimo, ma tutto è distante. Si allunga la mano e vi sembra di afferrare ciò che già si è messo in volo. Non ha importanza, lasciate che sia, lasciate andare. Voi siate distesi in quel tragitto, in quel dispiegarsi di eventi e di incontri. Siate approssimativi come un sogno che accade sfuocato e nitido, che sa accadere e basta.

Un saluto per ritrovarsi a settembre, quando i colori si prepareranno a cambiare.

Buon agosto, buon proseguimento d’estate azzurra e calda a chi sta passando di qui, e a chi è molto lontano.

Radicamento – per festeggiare ogni albero sulla terra e il nostro albero interiore

Abbracciare la nuova stagione

L’autunno è giunto, pronto ad accoglierci con le sue infinite sfumature, con le sue combinazioni di colori.
La natura offre un grande esempio, una sapiente guida. Lei è testimone di quanto nulla possa fermarsi: procede, rispettando i suoi cicli vitali di rinnovamento.

Le stagioni si adoperano per passare il testimone l’una all’altra, certe di aver adempito al proprio compito: esprimersi al meglio delle proprie possibilità. La natura mostra con coraggio e sfrontatezza il proprio volto, la propria bellezza, di qualunque colore e misura sia, ogni giorno dell’anno. Ha bisogno di tempo per realizzare i suoi propositi, si arma di grande pazienza per condurre il suo ciclo.
Quanta saggezza risiede in ogni sua trama!

Esprimere, portare alla luce

Anche noi esseri umani siamo creature della natura, soggette al mutare delle stagioni, dei temperamenti. Anche noi abbiamo ugualmente bisogno di esprimere ciò che abbiamo dentro, custodito, ciò che a occhio nudo non si può vedere, ma che ha bisogno di uscire alla luce.

Un piccolo seme, trova la sua culla avvolto nel calda terra per il tempo
necessario, ma poi la luce lo chiama a mostrarsi e solo rispondendo a quel
richiamo diventerà un germoglio e poi in seguito prenderà quella forma
specifica, seguendo il suo personale e unico disegno.

Il lavoro che conduce alla scoperta del nostro tratto distintivo può essere arduo, difficile, ma è un viaggio che ci attende, che ci chiama a esprimere ciò che siamo. È lo stesso viaggio che la natura compie in ogni istante, ad ogni suo movimento, ad ogni suo respiro, per essere ciò che è, nella sua semplicità e compiutezza.

I colori di questo tempo

Più di un mese è ormai trascorso dalla riapertura dello studio, con incontri in ‘presenza fisica’ e possiamo condividere l’essere tutti dentro ad una grande danza collettiva. Lo siamo sempre e da sempre, ma questo momento storico ci offre l’occasione per rendercene maggiormente conto.

Al tempo andato deve essere restituito un suo significato, un suo valore. Sta a ognuno di noi il compito di trovare il modo, giammai univoco. Autorizziamoci strade e percorsi mai sperimentati o ritrovati, facciamoci sorprendere da tutto ciò che ancora non sappiamo o da uno sguardo nuovo su ciò che è già stato. Andiamo alla ricerca del nostro modo singolo e speciale di danzare dentro questa vita, fatta di entrate e di uscite, di salite e discese, di chiusure e aperture, all’interno di un infinito movimento circolare.

Poniamoci in ascolto e in osservazione di questo tempo: cosa tratteniamo  e cosa invece lasciamo andare?

Questo tempo è stato vuoto o pieno? Da cosa e da chi è stato abitato? Mi sono sentita/o più attiva/o o più passiva/o? Sono state settimane fertili o sterili? Il mio terreno è stato irrigato, o si è inaridito? Alcuni semi potrebbero essere stati sparsi senza una reale partecipazione della coscienza. Per caso, apparentemente. Allora, proviamo a mantenerci in una produttiva attesa.

Di che colore è stato questo tempo? Si tratta di un colore che ci piace? È un colore solo, o più di uno?  Cosa  ci trasmette? Vogliamo cambiarlo? Possiamo. Possiamo cambiarlo e crearne uno differente. Possiamo anche solo modificarne l’intensità o le sfumature, fintanto che lo desideriamo e non raggiungiamo quella tonalità che sentiamo corrisponderci.

Questo tempo ci ha lasciati un po’ persi, oppure abbiamo disegnato mappe per nuovi territori? Abbiamo scovato strategie differenti per affrontare percorsi già famigliari, ai quali fare ritorno?

Lasciamoci fluire attraverso le domande e accogliamo tutto ciò che c’è, ogni piccola cosa dentro e intorno a noi. Forse alcune risposte sono molto più vicine di quanto potremmo pensare!

L’attività in studio proseguirà per tutto il mese di luglio, con una pausa per il mese di agosto. La ripresa per la nuova stagione sarà a settembre 2020. Le sedute si svolgono preferibilmente in studio e per chi lo desideri, è possibile valutare la modalità a distanza.

Intanto, un augurio a chiunque sia passato da qui per una luminosa estate.

La psicoterapia va avanti

A partire da questa settimana, insieme a tanti colleghi, ho scelto di unirmi a provvedimenti governativi e ai suggerimenti dell’ordine professionale, sin tanto che la condizione sanitaria globale lo prevederà. Pertanto le sedute di psicoterapia non potranno più svolgersi in presenza, ma saranno effettuate via telefonica o in videochiamata. Tutto questo con l’accordo del paziente e con una condizione imprescindibile di privacy.

Seppure la vicinanza fisica dovrà essere ostacolata, quella psichica continuerà a essere nutrita e sarà rafforzata.

La tecnologia ci consentirà di restare in contatto e proseguire o iniziare i nostri percorsi, in ascolto dei nostri bisogni psicologici. Resteremo in cammino, seppure potremmo avere la sensazione di stare fermi. Se il corpo può avere dei limiti, la psiche non li possiede, in questo momento storico ce lo testimonierà e noi sapremo ringraziarla.

Restiamo in ascolto di questo tempo aperto, meno vincolato dagli orari e dalle rigidità, non pensiamolo come a un gigante che ci rapirà, ma come una terra nuova da abitare, da arare e seminare. La terra ha bisogno del nostro tempo per far crescere i suoi frutti.

Osserviamo ancora meglio le immagini dei nostri sogni perché ci guidino e possano diventare parola generativa trascritta in un quaderno, acquerello che colora vivacemente la pagina. Abbandoniamoci al sovrappensiero che produce visioni a occhi aperti, o chiusi. Abbiamo il tempo per farlo. Ce lo concediamo, ora. Sarà un esempio per il nostro futuro.

Stiamo già imparando a ripensare noi stessi: le emozioni e i legami sono già alla ricerca di altri linguaggi espressivi che travalichino i confini. È il mestiere dell’inconscio quello di saper creare connessioni e unire. È arte dell’anima quella di generare ponti tanto invisibili, quanto potenti. Affidiamoci al loro sapere profondo, che sa illuminare anche quando scende una grande oscurità.

Tra immagini e fotografie: nel setting terapeutico e nei laboratori espressivi

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Il mio primo contatto con le immagini come strumento per lavorare su di sé risale al 2006, grazie a un ciclo di laboratori di arteterapia che furono per me molto significativi e rivelatori. Qualche tempo dopo, questa strada ha portato all’approfondimento e alla ricerca degli strumenti dell’arteterapia attraverso l’analisi personale e al percorso formativo quadriennale in psicoterapia a indirizzo analitico Junghiano. Questi anni di studio si sono riversati ed evoluti nella pratica clinica con i pazienti e nei laboratori espressivi con piccoli gruppi.

Utilizzo le immagini e le fotografie nella mia pratica clinica con uno scopo terapeutico, all’interno di un percorso analitico specifico. Le immagini possono prendere vita in studio o altrove, possono essere create dal paziente o raccolte da altre fonti. Anche le fotografie possono essere scattate personalmente o da altri soggetti, possono essere raccolte o conservate da molti anni o essere recenti. Di qualunque materiale si tratti, racconta qualcosa d’importante e prezioso per la persona e si spinge ben oltre le possibilità del canale verbale frutto di pensiero e razionalizzazioni. Il setting é predisposto per un’analisi del profondo dei movimenti psichici che s’incanalano attraverso le immagini e possono essere accompagnati verso nuove comprensioni, nuove scoperte, nuove creazioni, verso un cambiamento e una trasformazione. Nel percorso terapeutico i tempi sono unici e specifici per ognuno, i ritmi e le necessità seguono la storia individuale, i tempi psichici e terapeutici.

Molto differente è il lavoro che può essere condotto all’interno di un laboratorio espressivo, laddove l’obiettivo non è quello terapeutico ma quello di sperimentare, di esprimersi, di giocare e divertirsi, comprendere e scoprire aspetti inesplorati di sé (aspetti che naturalmente sono inclusi anche percorsi terapeutici), ma è importante tenere a mente che vi sono, appunto, delle differenze essenziali negli obiettivi, nelle modalità e nelle possibili restituzioni da parte del terapeuta/conduttore.
Nel contesto del laboratorio in gruppo vi è la grande ricchezza della condivisione, questo sempre nel rispetto di quanto ciascuno abbia voglia o meno di esporsi. Il gruppo consente lo scambio, il rispecchiamento, il far risuonare le corde interiori grazie al riconoscimento di parti di sé nel compagno di viaggio del momento e grazie al riverbero empatico. Insieme al gruppo e ai conduttori, si condivide un tempo e uno spazio protetti nel quale sentirsi liberi di esprimersi, sapendo che non vi è alcuno scopo performativo da raggiungere, né un giudizio.
Si tratta di un’esperienza che ha tempi definiti e contenuti dalla quale poter iniziare a lavorare un terreno fertile per una semina che potrebbe condurre a un percorso maggiormente approfondito su sé, oppure un’esperienza alla quale si può decidere di attribuire un valore per ciò che è stata, senza la necessità di darvi un seguito. Non c’è nulla di prefissato, non vi sono schemi da seguire, se non quelli dettati dal proprio sentire.

Ciascuno di noi possiede una straordinaria e meravigliosa bellezza da tirare fuori e far brillare. La creazione e la composizione di  immagini, gli scatti fotografici, consentono tutto questo attraverso quel dialogo profondo che intesse le trame delle nostre vite.

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Per approfondimenti sull’utilizzo della fotografia in ambito terapeutico:

Tecniche di Fototerapia in Counseling e Psicoterapia