Il tempo di fermarsi è sopraggiunto. Ovunque vi troviate, ora, decidiate di so-stare, di so-spendervi nel luogo esatto in cui siete capitati, o nel quale siete chiamati a restare. Null’altro deve più avere importanza, se non la vostra capacità di stare.

E allora, lì, in questo spazio tempo, immergetevi nell’approssimazione, dove le coordinate non sono precise, ma la vostra percezione è amplificata e saprete dove siete, lo saprete grazie ad altre vie, ad altre scie. State nell’approssimarsi di qualcosa: un vento da est, un’onda all’orizzonte, l’increspatura dell’acqua sulla pietra su cui poggiate, il sole che cala, il cielo si sfuma, il fruscio dei rami da una pineta, un profumo di alberi di eucalipto, canne lunghe danzano nell’aria, una finestra si apre all’improvviso, un temporale a rinfrescare, il silenzio quieto di una città svuotata e rallentata, una foglia nuova spunta dalla pianta dimenticata.



Tutto è prossimo, ma tutto è distante. Si allunga la mano e vi sembra di afferrare ciò che già si è messo in volo. Non ha importanza, lasciate che sia, lasciate andare. Voi siate distesi in quel tragitto, in quel dispiegarsi di eventi e di incontri. Siate approssimativi come un sogno che accade sfuocato e nitido, che sa accadere e basta.


Un saluto per ritrovarsi a settembre, quando i colori si prepareranno a cambiare.
Buon agosto, buon proseguimento d’estate azzurra e calda a chi sta passando di qui, e a chi è molto lontano.
