A partire da questa settimana, insieme a tanti colleghi, ho scelto di unirmi a provvedimenti governativi e ai suggerimenti dell’ordine professionale, sin tanto che la condizione sanitaria globale lo prevederà. Pertanto le sedute di psicoterapia non potranno più svolgersi in presenza, ma saranno effettuate via telefonica o in videochiamata. Tutto questo con l’accordo del paziente e con una condizione imprescindibile di privacy.
Seppure la vicinanza fisica dovrà essere ostacolata, quella psichica continuerà a essere nutrita e sarà rafforzata.

La tecnologia ci consentirà di restare in contatto e proseguire o iniziare i nostri percorsi, in ascolto dei nostri bisogni psicologici. Resteremo in cammino, seppure potremmo avere la sensazione di stare fermi. Se il corpo può avere dei limiti, la psiche non li possiede, in questo momento storico ce lo testimonierà e noi sapremo ringraziarla.
Restiamo in ascolto di questo tempo aperto, meno vincolato dagli orari e dalle rigidità, non pensiamolo come a un gigante che ci rapirà, ma come una terra nuova da abitare, da arare e seminare. La terra ha bisogno del nostro tempo per far crescere i suoi frutti.
Osserviamo ancora meglio le immagini dei nostri sogni perché ci guidino e possano diventare parola generativa trascritta in un quaderno, acquerello che colora vivacemente la pagina. Abbandoniamoci al sovrappensiero che produce visioni a occhi aperti, o chiusi. Abbiamo il tempo per farlo. Ce lo concediamo, ora. Sarà un esempio per il nostro futuro.
Stiamo già imparando a ripensare noi stessi: le emozioni e i legami sono già alla ricerca di altri linguaggi espressivi che travalichino i confini. È il mestiere dell’inconscio quello di saper creare connessioni e unire. È arte dell’anima quella di generare ponti tanto invisibili, quanto potenti. Affidiamoci al loro sapere profondo, che sa illuminare anche quando scende una grande oscurità.
