Tra immagini e fotografie: nel setting terapeutico e nei laboratori espressivi

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Il mio primo contatto con le immagini come strumento per lavorare su di sé risale al 2006, grazie a un ciclo di laboratori di arteterapia che furono per me molto significativi e rivelatori. Qualche tempo dopo, questa strada ha portato all’approfondimento e alla ricerca degli strumenti dell’arteterapia attraverso l’analisi personale e al percorso formativo quadriennale in psicoterapia a indirizzo analitico Junghiano. Questi anni di studio si sono riversati ed evoluti nella pratica clinica con i pazienti e nei laboratori espressivi con piccoli gruppi.

Utilizzo le immagini e le fotografie nella mia pratica clinica con uno scopo terapeutico, all’interno di un percorso analitico specifico. Le immagini possono prendere vita in studio o altrove, possono essere create dal paziente o raccolte da altre fonti. Anche le fotografie possono essere scattate personalmente o da altri soggetti, possono essere raccolte o conservate da molti anni o essere recenti. Di qualunque materiale si tratti, racconta qualcosa d’importante e prezioso per la persona e si spinge ben oltre le possibilità del canale verbale frutto di pensiero e razionalizzazioni. Il setting é predisposto per un’analisi del profondo dei movimenti psichici che s’incanalano attraverso le immagini e possono essere accompagnati verso nuove comprensioni, nuove scoperte, nuove creazioni, verso un cambiamento e una trasformazione. Nel percorso terapeutico i tempi sono unici e specifici per ognuno, i ritmi e le necessità seguono la storia individuale, i tempi psichici e terapeutici.

Molto differente è il lavoro che può essere condotto all’interno di un laboratorio espressivo, laddove l’obiettivo non è quello terapeutico ma quello di sperimentare, di esprimersi, di giocare e divertirsi, comprendere e scoprire aspetti inesplorati di sé (aspetti che naturalmente sono inclusi anche percorsi terapeutici), ma è importante tenere a mente che vi sono, appunto, delle differenze essenziali negli obiettivi, nelle modalità e nelle possibili restituzioni da parte del terapeuta/conduttore.
Nel contesto del laboratorio in gruppo vi è la grande ricchezza della condivisione, questo sempre nel rispetto di quanto ciascuno abbia voglia o meno di esporsi. Il gruppo consente lo scambio, il rispecchiamento, il far risuonare le corde interiori grazie al riconoscimento di parti di sé nel compagno di viaggio del momento e grazie al riverbero empatico. Insieme al gruppo e ai conduttori, si condivide un tempo e uno spazio protetti nel quale sentirsi liberi di esprimersi, sapendo che non vi è alcuno scopo performativo da raggiungere, né un giudizio.
Si tratta di un’esperienza che ha tempi definiti e contenuti dalla quale poter iniziare a lavorare un terreno fertile per una semina che potrebbe condurre a un percorso maggiormente approfondito su sé, oppure un’esperienza alla quale si può decidere di attribuire un valore per ciò che è stata, senza la necessità di darvi un seguito. Non c’è nulla di prefissato, non vi sono schemi da seguire, se non quelli dettati dal proprio sentire.

Ciascuno di noi possiede una straordinaria e meravigliosa bellezza da tirare fuori e far brillare. La creazione e la composizione di  immagini, gli scatti fotografici, consentono tutto questo attraverso quel dialogo profondo che intesse le trame delle nostre vite.

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Per approfondimenti sull’utilizzo della fotografia in ambito terapeutico:

Tecniche di Fototerapia in Counseling e Psicoterapia